«Per evitare equivoci e strumentalizzazioni, è necessario fare chiarezza sul dibattito che si è sviluppato in questi giorni intorno al Primitivo di Manduria e alla situazione dei viticoltori».
Il Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria DOC e DOCG ribadisce che la comunicazione relativa all’andamento della denominazione e al numero delle bottiglie immesse sul mercato non ha mai avuto l’obiettivo di nascondere o minimizzare le difficoltà legate al prezzo delle uve.
«Al contrario – sottolinea il Consorzio – contestualmente alla comunicazione dei dati abbiamo sempre richiamato l’attenzione sul problema del basso prezzo delle uve alla pianta e sulle difficoltà che stanno vivendo i viticoltori, che rappresentano una componente fondamentale della nostra filiera».
Il tema è stato affrontato con chiarezza anche nel corso del Tavolo permanente di lavoro per la tutela e il rilancio della filiera del Primitivo di Manduria, convocato dal Sindaco di Manduria lo scorso 25 agosto e al quale hanno partecipato numerosi rappresentanti del comparto.
«Il Presidente del Consorzio l’avvocato Novella Pastorelli è intervenuta per oltre 25 minuti, affrontando in maniera articolata la situazione della denominazione, l’andamento del mercato, le criticità della filiera e, naturalmente, il problema del prezzo delle uve. Estrarre singole parole o singoli dati da un intervento così ampio, decontestualizzandoli dal resto, significa inevitabilmente alterarne il significato. Chi era presente conosce perfettamente il contenuto dell’intervento e sono disponibili anche le registrazioni video».
Il Consorzio precisa inoltre che non vi è stata alcuna celebrazione della situazione attuale della filiera.
«Non abbiamo mai sostenuto che la crisi sia superata. Abbiamo illustrato e spiegato dei dati. Comunicare che la denominazione continua a essere presente sul mercato e registra segnali positivi non significa ignorare le difficoltà che stanno affrontando i produttori».
A questo percorso di confronto si aggiunge il primo incontro del nuovo Tavolo vitivinicolo regionale, appena concluso, che ha visto protagonisti tutti i Consorzi di tutela e le associazioni di categoria. Un momento importante nel quale sono state analizzate le principali criticità del comparto e avanzate proposte e soluzioni condivise a sostegno dell’intera filiera vitivinicola pugliese.
Il Consorzio, del resto, è per sua stessa natura un organismo chiamato alla tutela, alla promozione e alla valorizzazione della denominazione.
«È nostro preciso compito istituzionale raccontare il Primitivo di Manduria, tutelarne la reputazione, valorizzarne il prodotto e promuoverlo in Italia e nel mondo. Parlare positivamente della nostra denominazione quando i dati lo consentono non significa fare una celebrazione fine a sé stessa: significa svolgere il ruolo per il quale il Consorzio esiste. Questo non ci impedisce, e non ci ha mai impedito, di evidenziare contemporaneamente le criticità della filiera».
Nessuna volontà, dunque, di nascondere un problema che è sotto gli occhi di tutti. Il Consorzio respinge invece le polemiche costruite attraverso letture parziali, parole estrapolate dal loro contesto o dati utilizzati senza considerare il quadro complessivo nel quale sono stati illustrati.
C’è poi un punto che deve essere ribadito con estrema chiarezza: i Consorzi di tutela non determinano il prezzo delle uve e non possono imporlo al mercato. Il prezzo deriva dai rapporti e dalle trattative commerciali tra soggetti privati, oltre che dalle dinamiche della domanda e dell’offerta e dalle condizioni generali del mercato.
«Se avessimo avuto la possibilità normativa di intervenire direttamente sul prezzo delle uve, lo avremmo certamente fatto a tutela dei viticoltori e dell’intera filiera. Questo, però, non significa affatto che il Consorzio sia rimasto fermo».
Anche in occasione delle diverse vendemmie, infatti, il Consorzio ha pubblicamente richiamato l’attenzione sulla necessità di riconoscere il giusto valore al lavoro dei produttori.
«Ogni anno ci siamo appellati al buon senso, auspicando che questa vendemmia, come quelle precedenti, possa permettere ai nostri viticoltori di ottenere un prezzo giusto e un adeguato riconoscimento economico per la qualità delle loro uve. Si tratta del frutto di un anno intero di sacrifici, investimenti, passione e dedizione: è fondamentale che questo impegno venga valorizzato e che i viticoltori vedano riconosciuto il proprio lavoro».
In questo scenario si inserisce anche una delle novità più rilevanti introdotte dal Regolamento (UE) 2026/471 del Parlamento europeo e del Consiglio.
Il nuovo articolo 172-ter dell’Organizzazione comune dei mercati agricoli prevede, per i soggetti riconosciuti e rappresentativi individuati dalla normativa europea, la possibilità di fornire indicatori di orientamento sui prezzi non vincolanti riguardanti la vendita di uve, mosti e vini sfusi destinati alla produzione di vini DOP e IGP.
«Non si tratta, dunque, della possibilità di fissare o imporre un prezzo. Gli indicatori devono essere esclusivamente orientativi, non vincolanti e utilizzati nel pieno rispetto delle regole sulla concorrenza. Si tratta comunque di una novità importante, che il Consorzio sta seguendo con attenzione per comprenderne tutte le possibilità applicative nell’interesse della filiera».
Questo nuovo scenario normativo si aggiunge agli strumenti che il Consorzio ha già utilizzato per intervenire sulle condizioni strutturali che incidono sull’equilibrio tra produzione, domanda e mercato.
Tra le decisioni più importanti vi è la sospensione dell’iscrizione allo schedario viticolo delle superfici idonee alla rivendicazione della DOP Primitivo di Manduria per il periodo 2025-2030, con possibilità di rinnovo.
Una misura precisa, finalizzata a regolamentare l’espansione delle superfici, evitare un aumento incontrollato del potenziale produttivo e contribuire nel tempo a un migliore equilibrio tra ciò che il territorio produce e ciò che il mercato riesce ad assorbire.
Il Consiglio di Amministrazione sta inoltre lavorando, in vista della vendemmia 2027, all’introduzione di una possibile misura di stoccaggio, quale ulteriore strumento di gestione dell’offerta e di riequilibrio tra domanda e produzione.
«Quando parliamo di gestione produttiva e di interventi sul mercato, dobbiamo quindi ricordare che il Consorzio si è già concretamente attivato e non parte certamente oggi da zero».
Il lavoro svolto negli ultimi anni comprende inoltre l’introduzione della fascetta di Stato, finalizzata a garantire l’autenticità del prodotto e a contrastare le frodi; le segnalazioni alle Forze dell’ordine delle situazioni irregolari; la richiesta alla Regione dell’istituzione del Catasto vitivinicolo, per fare chiarezza sulle superfici vitate e contrastare l’abusivismo; le attività di tutela e vigilanza; la promozione del Primitivo di Manduria DOP in Italia e nel mondo e il lavoro sul disciplinare finalizzato a rafforzare ulteriormente le opportunità di valorizzazione della denominazione.
Bisogna inoltre considerare che la crisi che sta attraversando il comparto vitivinicolo è legata anche a un cambiamento dei gusti e delle abitudini dei consumatori, determinato da una pluralità di fattori che stanno modificando il mercato e le modalità di consumo del vino.
È anche per rispondere a questa evoluzione che il Consorzio ha operato nella direzione di una nuova proposta di modifica del disciplinare, introducendo la possibilità di produrre il Primitivo di Manduria nella tipologia rosato, così da ampliare l’offerta della denominazione e intercettare nuovi segmenti di mercato.
Questa è una delle possibili soluzioni: molte altre misure possono essere valutate e adottate attraverso il confronto e con il consenso della maggioranza dei consorziati, nel rispetto delle procedure previste.
Anche l’incremento delle fascette di Stato rilasciate per il Primitivo di Manduria e l’andamento delle bottiglie immesse sul mercato rappresentano indicatori che devono essere letti nella loro corretta dimensione.
«Sono segnali importanti perché dimostrano che la denominazione non è ferma e che il Primitivo di Manduria continua a tenere il mercato. Ma dobbiamo interpretare correttamente questi dati. La crescita che stiamo registrando si manifesta oggi più nei volumi che nel valore».
Ed è proprio su questo divario che il Consorzio ritiene necessario concentrare il lavoro dei prossimi mesi.
«Non basta aumentare i quantitativi prodotti, imbottigliati o immessi sul mercato se a questa crescita non corrisponde un adeguato riconoscimento economico del prodotto. La vera sfida è trasformare la crescita dei volumi in crescita del valore, facendo in modo che alla maggiore presenza del Primitivo di Manduria sul mercato corrisponda un adeguato riconoscimento economico per le aziende e, soprattutto, per i nostri viticoltori».
Questo non significa affermare che la crisi sia superata.
Significa, però, evitare letture esclusivamente negative che non restituiscono l’intera fotografia della denominazione.
«Il problema del prezzo delle uve esiste e non lo ignoriamo. Siamo i primi a essere consapevoli delle difficoltà che stanno affrontando i nostri viticoltori. Allo stesso tempo, la denominazione non è ferma: il Primitivo di Manduria continua a essere presente sui mercati e mostra segnali che devono essere consolidati e trasformati in maggiore valore per tutta la filiera».
«Alle polemiche preferiamo le proposte. Chi ritiene di avere idee concrete per sostenere la filiera, migliorare la redditività dei viticoltori e rafforzare il valore del Primitivo di Manduria le metta sul tavolo. Il Consorzio è pronto al confronto e a lavorare insieme a tutti gli attori della filiera per affrontare le criticità e costruire il futuro della nostra denominazione».
«Ai nostri viticoltori servono risposte, strumenti e prospettive. Non polemiche costruite decontestualizzando parole e dati da un intervento molto più ampio e articolato».




